la Milano di Tiago #29
maggio 30, 2019
Olinda Summer Bar | Giugno
giugno 12, 2019
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Ciao sono Tiago. Ciao Milano distratta.

Reduce dal primo evento OFFSide del 2019,  in attesa di annunciare la location della seconda edizione del Festival OFFSide, il festival cinematografico sullo storytelling del calcio (a metà settembre a Milano), oggi volevo parlare di come certe cose assumano significati diversi da quello che sono. Di come il calcio, ad esempio, per tanti aspetti biasimabile, eccessivo e ossessivo, porti dentro un carico emotivo e di significati che spesso vanno oltre al gesto sportivo o al risultato.

Bielsa, allenatore guru di molti puristi calciofili, raccontava tempo fa in un’intervista: “Ecco, il tifoso è così: ti ama in cambio di nulla. C’è una frase che ho letto a Siviglia e ho avuto all’inizio difficoltà a capire: ti amo anche se vinci. Cioè il rifiuto alla la vittoria per aumentare il significato del legame affettivo. Cioè non importa nemmeno la vittoria, ti amo in cambio di nulla”.

In quante cose della vita succede? Nell’amore probabilmente. Volevo parlare di questo, ma poi mi è capitato di leggere un articolo sulla Gazzetta su Cherif Karamoko, attuale attaccante della Primavera del Padova calcio, fresco di debutto in Serie B. Allora è meglio proporre un estratto della sua storia che credo valga più di mille articoli. Si parla di miseria umana, capacità di credere e potenzialità infinite che abbiamo, un inno alla vita. Ho diviso la sua storia in 3 atti, come fosse un’opera teatrale: la Guerra, la Traversata e il Sogno che si avvera.

Buona lettura.

LA GUERRA – “Sono cresciuto a Nzerekore, al sud della Guinea, una città dilaniata dai conflitti tra gruppi etnici. Mio padre era l’Imam del quartiere, e una sera del 2013 quelli dell’altra etnia attaccarono la nostra casa. Facevano sempre così: lanciavano bombe incendiarie contro le case, gli abitanti scappavano dal fuoco e loro li stendevano con coltelli e pistole. Papà morirà tre giorni dopo in ospedale, mio fratello scappo’ per paura degli interrogatori”.

Due anni dopo morì anche mia madre, di malattia, e mio fratello si rifece vivo. Scoprimmo che era andato in Libia a El Gatrun a lavorare, e iniziò a mandare soldi a me e a mia sorella maggiore. …Io giocavo a pallone, sempre, con tutti. Giocavo e mi dimenticavo i guai, la povertà, la guerra. Giocavo a piedi nudi o con delle scarpe di plastica, quando si bucavano mettevo un coltello sul fuoco e le fondevo per ripararle.

Mio fratello un giorno disse che nemmeno in Libia si stava più bene, cominciavano i conflitti e il lavoro scarseggiava, voleva andare via. …Però non aveva mai detto di volersi imbarcare. Io e gli altri ragazzini avevamo una paura folle del mare, guardavamo le notizie delle centinaia di persone che morivano e ci chiedevamo: ma perché tutti vogliono andare di là? No, a mia sorella aveva detto di voler andare in Marocco. Io intanto però dovevo raggiungerlo in Libia. Lui si mise d’accordo con un suo amico, che mi ci ha portato. Una strada lunghissima, faticosa, ci nascondevamo da città a città. E quando piangevo e volevo tornare indietro, l’amico mi faceva: ‘E dove torni? In Guinea c’è la guerra, non hai nessuno, devi andare avanti, trovare un Paese tranquillo. Io mi rasserenavo. Poi sono arrivato in Libia e mi hanno venduto”.

IL VIAGGIO – “Funziona così: l’autista ti vende alle bande, quelli ti prendono, ti incarcerano e chiedono soldi ai tuoi familiari. Mi portarono in una specie di casa dove ci facevano mangiare un panino al giorno, a volte dormivamo seduti perché c’era troppa gente e non ci potevamo lavare. A mio fratello hanno chiesto circa 2.000 euro, tantissimi per lui. Ora, se uno prova a chiedere uno sconto loro rilanciano e chiedono di più. Lui lo sapeva, lavorò come un dannato e due mesi dopo si presentò con i soldi. Io però non ero in grado di partire. Ero debole, disperato, piangevo. E lui si incazzava con me: ‘Anche se sei piccolo devi essere uomo. Abbiamo perso tutto e dobbiamo andare avanti’, diceva. Mi diede da mangiare, mi rasserenò. Poi un giorno venne e disse: andiamo in Italia”.

Il viaggio da El Gatrun a Tripoli era pericolosissimo, c’era la guerra in Libia. Le strade erano piene di bande che ti picchiavano, ti prendevano tutto e ti imprigionavano di nuovo. Ho conosciuto gente i cui familiari hanno pagato 4 volte per farli uscire e dopo sono stati subito ripresi, gente che non ha nulla, nemmeno a chi chiedere. Ci abbiamo messo 2 o 3 mesi, non ricordo, ci fermavamo settimane intere in attesa che le strade da percorrere fossero sicure. Gli autisti cambiano auto per non farsi riconoscere, non prendono autostrade ma piccole vie nel deserto. E le persone spesso le mettono nel bagagliaio, anche 3-4 persone insieme”.

Ci fermammo a Tripoli. Due mesi ammassati in una casa, perché anche lì è pieno di bande armate. Ogni barcone fa un viaggio a settimana, sono tutti diversi. Alcuni enormi, altri piccoli. E quella gente non è umana, non sa cos’è l’umanità. Se un barcone è rotto loro lo riempiono lo stesso. In uno da 60 persone ce ne mettono fino a 200, e se non vuoi salire ti minacciano, ti spingono dentro, a volte ti sparano ai piedi. Nel mio già con 100 persone era strapieno, loro ne hanno fatte salire altre 43. La scelta è salire o una pallottola. Io e mio fratello ci siamo stretti insieme. Era dicembre, il mare era pesante, c’era brutto tempo, e il barcone aveva un buco.

Entrava acqua, lenta ma entrava, e tutti volevano allontanarsi dal buco. Scattò subito una rissa, anche per la scatola con i giubbotti salvagente. Prima di partire ce l’avevano data chiusa dicendo che ce n’era uno per tutti, invece erano solo 5. Quella lotta fece definitivamente andare a picco il barcone. Io mi aggrappai a una boa, ma lo fecero anche tanti altri e quella cominciò ad andare giù. Alcuni svuotavano in mare la benzina per usare i barili come appiglio, solo che la benzina ti brucia la pelle. E io la inghiottivo, così mio fratello che però mi diede un salvagente. Io piangevo, ero confuso, non pensavo né alla vita né alla morte. E lui ripeteva: ‘Devi essere forte, devi vivere, devi fare il calciatore’. Dalle 9 di mattina fino al pomeriggio inoltrato restammo lì. Poi arrivò la nave di salvataggio”.

IL SOGNO CHE SI AVVERA – “Arrivammo al porto di Reggio Calabria e mi portarono in ospedale. Lì realizzo cos’era successo. Chiesi dov’ero, dov’era mio fratello. E loro: ‘Ne abbiamo salvati 23, se è vivo è qui’. Mi guardai attorno, e non c’era. Poi me lo confermarono: ‘È morto’. Ho pianto, tantissimo, due mesi di fila. Poi mi sono ricordato di mio padre e delle letture del Corano. Ce n’era una che diceva: se piangi vuol dire che non credi, Dio sa tutto di te. Non avevo madre, padre e fratello, ma avevo lui. Mi aveva fatto arrivare qui, per fare il calciatore. Capii che dovevo essere coraggioso, e sorridere.

In Calabria per i primi mesi dormivo male, mangiavo male, non andavo a scuola, non facevo nulla. Però volevo allenarmi, e quindi correvo. Correvo e piangevo.

Il Corano dice che se tu prendi una strada poi Dio ti aiuta. …Intanto vivevo come capitava, a volte mangiavo dalle pattumiere.

Alla cooperativa mi avevano dato un libro per stranieri, in francese. Diceva che in Italia un ragazzo ha il diritto di andare a scuola, di mangiare bene e di vivere in maniera dignitosa. Ci fermò una volante. Dissi loro che vivevamo malissimo. … Gli mostrai il libro, aggiungendo che per tre mesi parlavamo con gli agenti in cooperativa ma non cambiava niente. La cooperativa voleva cacciarmi, lo stesso giorno arrivò l’ordine di trasferimento per il nord per me e i miei amici. E andammo a Battaglia Terme, vicino Padova. La mattina dopo il mio arrivo mi svegliò una signora e mi fa: sono la tua professoressa. Ero autodidatta con l’italiano, la prof mi iscrisse alla terza media. Intanto però c’era il calcio. E avevo un problema: la benzina bevuta in mare mi aveva fatto venire l’asma. Ma non lo sapevo, e correvo sempre. Il medico mi disse che non potevo giocare, e io scoppiavo a piangere: ‘E’ il mio sogno, devo giocare, se muoio in campo mi va bene’, gli dicevo, implorandolo di dirgli a quelli della nuova cooperativa che potevo stare in campo. Lui mi prescrisse delle pillole, e non mi fermai più. Un giorno fecero il torneo delle cooperative, e io fui il migliore della manifestazione. Segnai sette gol, ma quello è il minimo. Giocavamo a otto, io facevo tutto: difesa, centrocampo, attacco, giocavo la palla. In tribuna c’era una signora che mi aveva visto, e iniziò a tempestare di telefonate i dirigenti del Padova: ‘A Battaglia c’è un fenomeno, dovete vederlo’. Tanto fece che mi chiamarono per un allenamento per la Primavera”.

Per nove mesi mi sono allenato soltanto, non facevo nemmeno le amichevoli. In cooperativa mi consigliavano di cercarmi un lavoretto. Io rispondevo che la mia vita era il calcio e che mi ci stavo impegnando. Poi ho esordito e quel sogno diventava realtà, ringrazio i miei amici della Primavera, il presidente Boscolo Meneguolo che mi seguiva sempre, e il mister Centurioni, che mi ha dato coraggio e mi ha detto chiaramente che io il calciatore lo posso fare. Io pensavo di non essere bravo, non sapevo cosa fosse la tattica e lui mi ha insegnato quello che ora metto in pratica. Ogni volta pensavo di aver fatto male, e lui: ‘Cherif, al contrario. Non so come hai fatto, ma hai fatto proprio quello che volevo. Devi capire solo che nel calcio sei nuovo’. Quando ho iniziato a fare allenamento con la prima squadra tutti erano gentili e mi regalavano scarpe, felpe, mi trattavano come un fratello. Ho visto che un paio di scarpe che mi hanno regalato costa 150 euro, e ho ripensato a quando riparavo quelle vecchie col coltello. Un giorno Centurioni mi manda un messaggio: ‘Cherif, il ds mi ha detto che sei proprio bravo’. E ho fatto festa. Ho pensato che tutte le mie preghiere sono state esaudite. E ho pianto di gioia”.

Un secondo per riprendere il fiato.

E ora torniamo alla nostra settimana e oggi trattiamo quel che succede da giovedì 6 a mercoledì 12 giugno.

Questi i principali eventi :

  • il Fringe Festival
  • la Festa di Radio Popolare
  • il Looperfest 2019
  • il Festival dell’Amore in Triennale

Andiamo quindi per ordine. Cos’è innanzitutto il Fringe. Come si suole dire, bisogna sapere da dove veniamo per capire dove stiamo andando. Per Wikipedia “il Fringe Festival di Edimburgo è il festival delle arti più grande al mondo, nel 2012 l’evento è durato per 25 giorni per un totale di oltre 2.695 esibizioni eseguite da singoli o gruppi provenienti da 47 paesi e realizzate in 279 sedi diverse”. Un manipolo di volenterosi targati NoLo ha quindi deciso di farne una versione milanese, anzi una versione targata Milano NoLo. Gli spettacoli sono 7, scelti tra oltre 160 proposti da tutta Italia e anche dall’estero e saranno “off” nel senso che verranno messi in scena in bar, nelle palestre e nei parchi. Saranno infatti proposti tra il Ghe Pensi Mi, lo Spazio Hug, la Salumeria del Design, il Parco Trotter, lo Zelig e la palestra CrossFitNoLo. Inoltre sarà diviso in due parti: il programma ufficiale di performance in cui sette compagnie si alterneranno sui «palchi» e la versione Fringe Extra che raccoglie altri spettacoli, performance e incontri in diversi luoghi del quartiere. Sarà infine il pubblico a decretare gli spettacoli vincitori. E’ cominciato martedì e va avanti fino a domenica. Consigliato. Sul sito il programma con gli orari.

Arriva poi la terza edizione del Festival di Radio Popolare. All you need is pop. Da venerdì a domenica l’ex O.P. Paolo Pini in via Ippocrate 45. Biglietti di ingresso per la giornata singola 6 euro, per i 3 giorni 12 euro. Concerti, dibattiti, incontri culturali e performance artistiche. Buon cibo e le birre artigianali di Radio Pop. Anche qui vi consigliamo di scorrere il programma per cercare quello che più vi aggrada.

Il Looperfest 2019 torna per il quarto anno e quest’anno si svolge in Via Popoli Uniti 11-13 (Viale Monza) all’ Ex fabbrica di panettoni Giovanni Cova & C. ed è free. Da venerdì a domenica. Il Looperfest è il “villaggio del writing” dedicato all’arte urbana, street, graffiti etc. Oltre 20 writer si esibiranno in una live performance utilizzando i muri dello spazio. Tra gli ospiti più attesi: Noyz Narcos, Luca Barcellona (workshop di calligrafia), Shine Royal (laboratorio di Urban Art), DJ Zak (scratch show); Dj Egreen & Sgamo per Propaganda Crew con il party ufficiale. In orario pomeridiano si svolgeranno le lezioni e i workshop. Gli artisti saranno all’opera sui muri dalle 10 alle 20 circa. Dalle 21 a mezzanotte dj set e show (solo con iscrizione/liste).

Torna anche il secondo Festival dell’Amore in Triennale dopo il successo della prima edizione a Base, da venerdì  a domenica. Talk, musica, reading, film, ma anche da pubbliche dichiarazioni e riti d’amore.

Andiamo ora per giorni (non ripetero’ quindi i festival appena citati, ma ricordateveli che da giovedì a domenica c’è parecchia carne al fuoco).

Giovedì 6. Aperitivo musicale al Panificio Danelli, Lambrate con il live dei The Pretty Face dalle 19.30. Free. Al Teatro Verdi di Via Pastrengo arriva il Ti Ribalto Festival 2019 – linguaggi universali da palcoscenico. Free. Arti performative (Teatro, danza e musica). Si comincia giovedì e si va avanti fino a sabato.

Venerdì 7. Sex, Beers and Rock’n’roll: 40 anni di Birra&Amore in libertà, 40 anni di Old Fox, il pub in Piazza Sant Agostino. Dalle 19.00 a mezzanotte dj set con Depo & Tibe misceleremo vinili in un Djset a base di psichedelia/wave/ Brit / indie/ reggae/ ska/ elettronica and more. E poi birrette su birrette nel piazzale. Nema Problema Orkestar da LuMe. Musica della cultura balcanica, klezmer, mediorientale, jazz, rock, caraibica, classica e oltre. serata NO ES UNO al Macao dalle ore 23:00 alle 04:00, in consolle Seth Graham & Jay Glass Dubs. offerta a 5 euro.

Sabato 8. Layers Festival da Rob de Matt. Si festeggiano i 10 anni di messa in onda di www.router-radio.org // www.shareradio.it, trasmissione che raccoglie la voce della cultura indipendente milanese. Sia sabato che domenica workshop, dibattiti e performance su Milano. Sul sito maggiori dettagli. KIMO Sound System VS MKN Brigade, serata Techno dalle ore 22:00 alle 05:00 al Torchiera. Ingresso a sottoscrizione libera. Closing Party! al Cox della Società Psychedelic, si inizia alle 23.00 con il live di ARIEL KALMA e poi dj set Rock Psichedelico-Garage-Freakbeat-Popsike-Progressive-Acid Rock-Acid Folk-Krautrock-Paisley Underground-Jam Band-Stoner-Early Hard Rock-Psych Funk. Neuroscopia III al Macao arriva il drum & bass dal Regno Unito con Dom&Roland e Klone. Ingresso sempre a 5 euro.

Domenica 9. Festa del Giappone al Magnolia. Siamo alla seconda edizione e il programma vede un’area food e un’area market e poi workshop, performance etc..Biglietti sui 5 euro, un’immersione nella cultura giapponese a pochi metri dall’Idroscalo. Pomeridiano BUKA in Villa Bombelli, Giardino Ventura 12 per la seconda volta di seguito Buka trova sede in zona Lambrate si parte alle 15.00 e si arriva a mezzanotte circa. prima il live di Nihiloxica (Nyege Tapes) poi dj set di Zozo, Velasco e Tagliabue, 5€ fino alle 16:30 poi dai 10 ai 15 euro. Pomeridiano anche con Cellophane.02, alla loro seconda festa. In consolle ospite GABBS dalle ore 16:00 a mezzanotte al Ristoro San Cristoforo in Alzaia Naviglio Grande 122. Free entry. Santeria Comedy Club in Santeria Toscana 31. E’ la decima serata, si comincia alle 19.45 ed è free, ma è vivamente consigliata la prenotazione.

Lunedì 10. Live di Manuel Pistacchio al Gattò | Robe & cucina, dalle 19.00, free. Manuel Pistacchio è un trio, voce e chitarra, synth e basso tra folk, cantautorato e psichedelia lo-fi.

Martedì  11. Nulla di segnalato, ad ora

Mercoledì 12. Tom Waits Tribute Show Live al Nidaba in via Gola, dalle 22:30 alle 01:30. Dave Muldoon interpreta le sonorità più “ruvide” di Tom Waits, voce e chitarra, contrabbasso, pianoforte, fisarmonica e batteria.

La canzone di questa settimana è un pezzo nuovo trovato un po’ per caso, ma che mi è rimasto in testa. Lui è Venerus.

Come sempre, buona settimana e soprattutto buena onda.

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